Veline di Geova?

Vergato da addì 22 giugno 2004


Qualche giorno fa. Esco dall’ascensore, rientro dal lavoro. Sull’uscio di casa ci sono due avvenenti fanciulle, solari, carine, permanentate. Giovani (non più di 20 anni). Mi avvio verso la porta, e incrocio lo sguardo di una con un sommesso “buongiorno”… La ragazzina prende coraggio e mi fa: “buongiorno, vorremmo parlarle di un male che affligge sempre più persone oggigiorno, la Solitudine” (giuro che ha messo la maiuscola), e mi piazza uno “Svegliatevi!” davanti, che è come un biglietto da visita… Dopo 2-secondi-2 di straniamento, riesco a metter su una faccia cortese, ma ferma, e a concludere la conversazione con “mi dispiace, i miei problemi cerco di risolverli da me”, o qualcosa del genere.


A questo punto, un qualsiasi Testimone di Geova avrebbe preso la palla al balzo, appestandomi per diversi minuti: “ecco, lo vede? lei ha un problema evidente di relazione con il prossimo, scommetto che non ha amici, per questo deve risolvere tutti i suoi problemi da solo”, e baggianate sul tono…


E invece, no, la ragazzina ripiega in buon ordine, dicendo “va bene, buongiorno”, e sale su per le scale, verso un altro frustrante diniego…


Inesperienza? O forse assistiamo a un epocale cambio di strategia nel proselitismo di coloro che sono passati in proverbio per la loro querula pedanteria?


Il cambio è duplice:



  1. per la prima volta ho visto 2 donne (ragazze) fare proselitismo, e non due esangui figuri vestiti come i Man In Black;

  2. l’insistenza tipica delle passate (?) generazioni di TdG ha lasciato il posto ad un discreto proporsi, attraverso una immagine gradevole e per nulla invasiva (marketing?).

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"Quello che sono è affar mio"

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