Una giornata particellare – 28 aprile 2005

Vergato da addì 11 maggio 2005

Elettrone
Ore 00.20 – La porta dell’ascensore si chiude. La nube di probabilità si dirada e lascia posto alla certezza; dr. Heisenberg, I suppose… la velocità si riduce a zero, la posizione è certa. So dove sono. Meno certo è dove voglio andare. Ma questo si vedrà un altro giorno. Tornando a casa, lo stereo in macchina sembra andare per conto suo, la radio parte, frena, sgomma, trova pace sulle note della disco anni ’80, una stazione sconosciuta, gracchiante e senza DJ.

Il cervello, piano, si rimette in moto. Bene. Non è escluso che al mattino mi serva.



Fotone

Ore 09.45 – Il sole alto raccoglie benevolo gli strali contro i mezzi di trasporto che congiurano per tenermi lontano dalla meta (nemmeno troppo agognata). Annunci di ritardo oscillano quanticamente tra i 10 e i 30 minuti con incrementi di 5. Inutile: ho già perso la coincidenza, stante l’impossibilità di acquistare ieri il biglietto online (causa casini con il sistema bancario, Zeus li strafulmini).
Rimedio un fortuito passaggio in auto. Certo, definirla tale presuppone una rilevante dose di spirito avventuroso, ma devo ancora saggiare le doti della guidatrice, e per questo, al vederla ansante sotto i raggi a picco come una locomotiva in disarmo, la battezzo benevolmente Sfrantu-Car, anziché, come sarebbe stato giusto, Sarcofago Ardente.
Il viaggio Napoli-Roma, baciato dal ritrovato solleone, sarebbe già di per sé cosa da evitare; diventa una scommessa suicida quando intervengono i seguenti fattori:

  • guida a scatti sterzosi
  • assenza di condizionatore
  • auto prossima alla rottamazione

Il viaggio sul sedile posteriore viene in tal caso allietato da:

  • sballonzolii centrifughi e centripeti (un balsamo per le frattaglie… specie se non adeguatamente zavorrate da colazione all’inglese)
  • sole tropicale che batte impietoso, aumentando la temperatura a livello da Becco Bunsen e favorendo lo sviluppo di un fecondo brodo primordiale nella bottiglia di plastica sballottata pigramente sulle mie estremità
  • devastanti flussi d’aria modello galleria del vento, giusto prima che scada il tempo di cottura per un umano medio, irrompono dal finestrino ad intervalli svizzeri, spazzando via, insieme a quei 20-30 gradi Fahrenheit, anche le residue speranze di rintuzzare l’emicrania latente che residua dalla sera prima…


Neutrone

Ore 13.50 – Pranzo a base di panozzo senza infamia e senza code, un solido riempitivo per fare massa nel sacco ventrale.

Gluone
Ore 15.00 – Tutti (?) insieme riuniti appassionatamente (?) per sentire le ultime notizie dall’inferno. Progetti nisba o quasi, prospettive grame epperò speranze che non schiattano… il tutto condito da un caldo appiccicoso da zanzariera a Zanzibar…
Discutere con il mal di testa non è granché produttivo, così rimpicciolisco a livelli subatomici e prendo tempo, oscillando le propaggini, neghittosamente seduto su una scrivania in disarmo…

Protone
Ore 20.50 – Penso positivo perché son vivo, e poco altro. Abbatto le stanche membra sul giaciglio, la pesantezza del capo, informe coacervo di minuzie che ritardano l’atteso oblio, propagatasi a tutto il corpo.
Faccio forza e mi alzo, prendo nutrimento, ricado come corpo morto cade. E riesco a veder le stelle (spigolo del ç@$$0).

Doppio salto mortale quantico
Ore 23.55 – Ultimo pensiero cosciente: il futuro non ha spin. Semmai spleen.
[buio]

Qualcosa sull'Autore

"Quello che sono è affar mio"

Commenti

3 Commenti, Invero, a “Una giornata particellare – 28 aprile 2005”

  1. utente anonimo ha detto:

    ho dell’ottimo skunk-ice… lo smerziamo???

    😉

    sempre vostro plm-plm dall’interregionale situazionista

  2. ppork ha detto:

    mmmh ho altre aspirazioni, lo sai :-> pero’ i miei orizzonti sono ampi e soggetti a variazioni… 😉

  3. utente anonimo ha detto:

    A me il cervello ormai serve solo per tenere le orecchie …

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