Ultime notizie dalla fanghiglia

Vergato da addì 22 ottobre 2008

Il cieco bello (p. 100)

Io mi credo la persona più intelligente della terra, e la mia voce è metallica e stride. Taglia, torce, e il mio cervello funziona come una macchinaccia per classificare i dati e sapere tutto su tutto. E mete, estuari, so di non averne più. Non ho più il candore o la forza per immaginare che i cicloni hanno occhi.

Il tesorino non finisce mai d’imperare (p. 108)

Per quanto vano fosse ai suoi occhi l’amore degli uomini, e per quanto sgradevole fosse quel giorno il suo umore, non poteva ammettere che di quell’amore non restasse un frammento magnetizzato nel corpo di Camille. Allo stesso modo sapeva, pur pensandoci di rado, che lui non aveva mai lasciato dissolversi del tutto dentro di sé l’esistenza di Camille, e non avrebbe saputo dire perché, visto che non ci aveva mai riflettuto.

Permareflex finalis (p. 238)

Steso al buio sul letto della camera d’albergo, Adamsberg aspettava di addormentarsi, con le mani sotto la nuca. Riaccese la luce, tirò fuori il taccuino dalla tasca posteriore. Quel taccuino, non gli pareva che gli facesse fare grandi progressi. Ma pazienza.
Con una matita scrisse: "Sono a letto a Lille. Ho perso la giacca".
Si fermò, rifletté. Era vero che era a Lille. Poi aggiunse:
"Non dormo. Quindi, coricato a lungo, penso alla mia vita".

[Estratti da L’uomo dei cerchi azzurri di Fred Vargas – traduzione di Yasmina Melaouah]

Qualcosa sull'Autore

"Quello che sono è affar mio"

Commenti

Commenta, Orsu