Non sufficit

Vergato da addì 20 gennaio 2007

Non Avevo intenzione alcuna di uscire, ieri, figurarsi andare a teatro.

Poi, una fortunosa serie di eventi mi ha consentito di assistere alla messa in scena de "Le storie del signor Keuner" (da Brecht) a cura di Roberto Andò e Moni Ovadia.

Sinteticamente, due suggestioni evocate dallo spettacolo.

Il discorso che il protagonista fa all’inizio contro la  presunzione che un uomo possa, e quasi debba, scrivere un libro da solo, senza pescare in altro da sé, senza attingere al corpus di citazioni di chi lo ha preceduto, mi è sembrato anticipatore delle teorie "no copyright": l’opera collettiva è il solo tipo di opera "onesta" e possibile nel calderone informazionale globale, dove tutto è interconnesso e indefinitamente riproducibile.

La seconda riflessione è più personale ed è stata innescata dalla evocazione del nazismo, e dalla rappresentazione della guerra. In quell’istante ho percepito netta la ragione per cui io non sono, né sarò mai, soddisfatto.

La mia insoddisfazione per la situazione presente (personale, sociale, nazionale, locale, globale) non è ingratitudine, e nemmeno vuol essere offensiva nei confronti di coloro che in passato, o ad altre latitudini, sono stati meno fortunati di me.

È invece proprio per rispetto ad essi, oltre che per me stesso, che sento il dovere di essere insoddisfatto del presente, se questo può essere migliorabile; poiché la libertà, il benessere, la democrazia o la pasta e fagioli non sono mai acquisiti una volta per sempre.

Soprattutto, non sarebbero stati conquistati ai livelli di cui godo ora (insieme a molti altri che mi leggono), senza l’impegno delle generazioni precedenti, senza che esse si fossero ritenute quel poco, o tanto, insoddisfatte.

Qualcosa sull'Autore

"Quello che sono è affar mio"

Commenti

5 Commenti, Invero, a “Non sufficit”

  1. EL ha detto:

    A teatro?????

    Mabbraaavo!!!

    No, non sono io da piccola.

    Ovvero: dato che son RIMASTA piccola, ti pare che le somigli???

    😛

    Alla mia età…..

    ^_^

  2. EL ha detto:

    Aggiungo una postilla:

    sai che lavoro sto facendo, credo.

    Non troverai mai soddisfazione a teatro, almeno non adesso e non in certi luoghi.

    Sarebbe come guardare Amici di Maria de Filippi perchè ti piace cantare, ballare, recitare, e cerchi una trasmissione che ti trasmetta qualcosa. Che ti racconti qualcosa.

    Non che ti insegni, per carità, ma almeno che non mortifichi il tuo sentire o ciò che è sopravvissuto dei tuoi ideali di vita.

    Sociale, politica, amorale….

    Immorale…

    ;-P

  3. utente anonimo ha detto:

    Mi piace l’insoddisfazione per come la descrivi tu, ma ne ho provata una di un altro tipo.

    Pare strano, ma puoi essere insoddisfatto anche quando sei te stesso, quando sai che sei nel bene e nel giusto, ma qualcuno o qualcosa ti impedisce di sopportarne la consapevolezza.

    Credo dipenda dalla soggettività della categoria bene, verità, giusto.

    L’insoddisfazione nasce dal fatto che sei pronto a rimetterti in discussione per dei valori soggettivi.

    Non so se riesco a spiegarlo con poche e confuse parole.

  4. fakerubbergirl ha detto:

    si, ma sai com’è..passeggiavo per la “via dei musicisti” e da un negozio ho sentito partire questa canzone.

    mi sono sentita molto parte di un film, di quelli in cui la protagonista riflette dopo un post-X (litigio, incontro, rottura di un rapporto)

    e si crogiola nella sua passeggiata sotto la pioggia. :°)

    cinematografico Q.B.

  5. gpdc81 ha detto:

    Ti ringrazio per i suggerimenti e per la partecipazione.

    Per quanto riguarda il post in maiuscolo è un copia/incolla che per mancanza di tempo non ho potuto riscrivere, non ricapiterà.

    Per la questione delle informazioni di carattere locale, è un nostro intento parlare del nostro paese ma momentaneamente abbiamo difficolta ad ottenere informazioni se non tramite i quotidiani.

    Saluti Giovanni Paolo Delle Cave

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