Non studio, ma lavoro, non guardo la TV, ma vado al cinema…

Vergato da addì 18 marzo 2010

… soprattutto non guardo praticamente più la TV, almeno in una maniera definibile minimamente sana (escludendo cioè gli abbiocchi pomeridiani e notturni davanti a blateranti figuri sempre meno incidenti nella mia ed altrui esistenza).

Ma si sa come succede… finché sta lì, non dà fastidio, o semplicemente ci fai l’abitudine.

Ci si identifica nei propri difetti, fino a che un evento esterno non sopravviene a farceli di nuovo riconoscere come tali, qualcosa di esterno a noi, di cui liberarsi, possibilmente in fretta, e vivere meglio.

Devo quindi ringraziare i controlli incrociati dei database, che hanno riconosciuto in me una famiglia “neoformata” con il cambio di residenza, e hanno giustamente suggerito ai nipotini di Tremonti che ci poteva essere un nuovo teledipendente.

Ecco, non sono davvero il centinaio di euro all’anno che dovrei versare all’erario (perché poi, dopo alcuni giri o direttamente, qualche piccola figura triste li dirotti sul conto corrente di una mignotta o di un avido tappezziere)… beh, sì anche… ma soprattutto il fatto che non mi riconosco assolutamente nella figura dell’utente televisivo necessario italiota.

Snobismo. Può darsi. Già non tifo per una squadra di calcio, non guardo Sanremo e Miss Italia, rispetto il codice della strada e non mangio spaghetti al sugo all’estero. Quindi perché continuare a guardare il triste epilogo della “più importante azienda culturale d’Italia”?

Da oggi spengo la TV, stacco la spina, e la parcheggio in cantina, in attesa che la padrona di casa venga a riprendersela, o che mi autorizzi a darla al robivecchi (esistono ancora?).

Avrò più tempo per leggere. E magari scrivere.

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"Quello che sono è affar mio"

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