Facebook: così fan tutti

Vergato da addì 19 aprile 2010

Da tempo ho adottato un bassissimo profilo su FB. Di conseguenza, notifiche, richieste di adesione a gruppi, pagine, eventi e simili sono davvero limitate.

Mi ritengo moderatamente soddisfatto. Ho ridotto al minimo lo spam e le poche richieste vengono da amici ed amiche  che mi conoscono personalmente; inviti quindi mirati e in massima parte graditi.

Eppure rimango restio ad accettarli. Provo a spiegare (in primo luogo a me stesso) il perché.

  1. “La banalizzazione del bene”
    Anche le iniziative più meritorie (antimafia, pro-emergency, solidarietà alla costituzione, peppino impastato, de andré), comunicate attraverso FB, si rivestono di una patina di ggiovanesimo (inevitabile, se si pensa a come è nato l’ambiente di rete in cui ci si muove) che mi risulta piuttosto fastidiosa (dirsi “fan”, indistintamente, di Ghandi e della Nutella può andare bene a 16 anni, perfino a 20… ma a 30 o 40?).
  2. “Perché tanta fatica?”
    Anche se facessi una scelta in senso “leggero”, e costruissi il mio profilo in senso giocherellone e goliardico… perché farlo? per cercare l’anima gemella? non è questo il modo in cui uso Internet e il Web; aderire a gruppi simpatici (magari solo per il titolo) anche se effimeri, pagine innocue, cantanti, attori, scrittori… troppa fatica per nulla… preferisco parlarne/scriverne/chiacchierarne (digitalmente o meglio ancora di persona), condividere “mea sponte” notizie e pensieri…
  3. “Caramelle da sconosciuti”
    è capitato – ad altri – di trovarsi in gruppi o annoverati tra i “fan” di pagine, amministrati da perfetti sconosciuti, cui si erano iscritti sull’onda di emozioni ed eventi particolarmente significativi; poi l’evento passa, e ci si dimentica dell’iscrizione… ma il rastrellatore di profili ormai ha ottenuto il suo scopo… cambia nome alla pagina et voilà, ci si ritrova fan della Miniatura del Duomo, o della sua vittima (e magari ne se ne è, volta a volta, entusiasti o rammaricati)
  4. “Fanatismo? No, grazie!”
    Anche la mera questione lessicale non è da sottovalutare: a me piace De André, sostengo Radio100Passi, sono vicino ad Emergency… non sono “fan(atic)” di tutt’e tre, come fossero una squadra di calcio per cui tifare. Le parole sono importanti, e posso scendere a compromessi con la praticità del mezzo, non abdicare del tutto alla mia varietà lessicale.
  5. “Sono un precisino rompipalle”
    Vedi il titolo di questo blog 😉

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"Quello che sono è affar mio"

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