Alì Barbà

Vergato da addì 19 settembre 2007

Il "barba" lo sa.

È invecchiato, forse addolcito nel carattere, di sicuro non affievolito nei sensi. E nel senso degli affari.

Sa che sono tornato. Per un po’, almeno. Probabilmente non ha idea che treno io prenda; i suoi occhi ancora acuti controllano ogni centimetro cubo della edicola e di chi entra nel suo spazio commerciale, ma non si spingono oltre.

Uscito dalla visuale, esaurito l’acquisto, il tuo corpo si perde nella massa di pendolari, e l’attenzione si sposta di nuovo sulla "zona calda", a individuare il prossimo cliente, abituale o nuovo, storico o acquisito. Per carpirne i voleri o per richiamarne alla efficiente memoria le preferenze, offrendogli con fare spiccio e cordiale quanto richiesto, prima che lo chieda. L’economia gira con il "barba".

Credo se ne sia ricordato già il primo giorno; alla fine non sono cambiato molto, in vent’anni, e nemmeno lui: noto giusto la spruzzata di sale a completare il nero sul mento e poco altro (ma non ho i suoi strumenti cognitivi). Il liceale brufoloso e fanaluto che comprava -oltre a diversi fumetti- Corriere (dello Sport) e Gazzetta, e Tuttosport dopo le coppe andate bene, si era evoluto (?) nell’universitario impegnato che fagocitava -oltre a chilate di fumetti- manifesto, Unità e Repubblica (tanto per sapere come la pensavano "a destra"), per poi, diradate le frequenze e gli acquisti, confondersi nella moltitudine dei viaggiatori occasionali, essendosi spogliato del titolo pendolare.

Ora che l’ho riacquistato, con una o due palle di nobiltà in più, derivanti dall’anzianità e dall’appartenere alla ristretta élite dei "pendolari del pendolino" (altrimenti noti come "pendolarini"), ora il "barba" mi ha riaccolto fra gli "abituali"; non ci vuole molto per memorizzare le mie preferenze, ora. Fumetti ne acquisto pochi, e ho una famiglia da mantenere, quella del giornalaio del mio quasi-ex-paese, quindi continuo a comprare da lui, nel fine settimana.

Ma il quotidiano, finché non ne rimarrò disgustato, devo infilarlo nello "slot" di trasferimento dal treno regionale al marciapiedi del TAV, per ottimizzare i tempi. Sono certo che il "barba" approverebbe. Annuirebbe con un guizzo oftalmico e uno scatto della testa, una piega accennata appena nel cespuglio sale&pepe. E avanti il prossimo.



[il post – con pochissime variazioni – è stato scritto il 18 settembre 2007 in un "moleskine" sul TAV 9602 Napoli-Roma delle 7.10 – oggi il "barba" festeggia l’onomastico; grazie ad una provvidenziale cliente, ho potuto persino fargli gli auguri, prima di abbrancare la mia copia e fuggire verso la micidiale aria condizionata dell’ETR]

Qualcosa sull'Autore

"Quello che sono è affar mio"

Commenti

2 Commenti, Invero, a “Alì Barbà”

  1. guforobot ha detto:

    Caro ppork…

    certi post sembrano rivelare una parte di te che ritenevo non esistesse…

    Sembra quasi che il barba come dici tu, sia la proiezione della tua di barba, quella con giusto un pò di sale a completare il cranio…

    pensare di mantenere la famiglia dell’edicolante è un pensiero edificante ma quante sono le famiglie da mantenere?

    Quanto possiamo mantenere?

    Quanto grande è la tua, ma forse sarebbe meglio dire la mia, di famiglia?

    Nobiltà? bah, un vero barone si nota dal moleskine…

  2. ppork ha detto:

    @gurofobot

    azz’ gufastro, è il miglior commento/post che fai da qualche mese a questa parte… (^___^)

    (l’unico di cui abbia capito il significato, per la verità 😛 )

    nel merito delle domande (retoriche?) non entro, voglio solo riaffermare che il “barba” esiste e i comportamenti descritti sono reali… quanto poi alle motivazioni ad essi sottostanti, be’ sì, probabilmente hai ragione: lì il meccanismo proiettivo s’è preso qualche falangetta, il ladio e palte dell’ulna… 😛

Commenta, Orsu