Polvere bianca

Vergato da addì 18 agosto 2009

“Scoppiò a ridere e cominciò a svestirsi. La sua pelle era naturalmente bruna. Io, invece, ero bianco e spettrale. Avevo una lieve sporgenza all’altezza dello stomaco; trattenni il respiro per nasconderla. Fissò il mio biancore, mi fissò i lombi e le gambe, e sorrise. Fui felice quando si avviò verso l’acqua.”

[…] “Non feci che pensarci per tutto il giorno. Ero ossessionato dalla sua nudità bruna e dal suo bacio, dal sapore della sua bocca quando era uscita dall’acqua, e poi vedevo me, bianco e verginale, che trattenevo il respiro per far rientrare lo stomaco e mi coprivo i lombi con le mani.”

John FanteChiedi alla polvere (cap. IX-X, traduzione di M. G. Castagnone)

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"Quello che sono è affar mio"

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