The fears of a clown

Vergato da addì 26 gennaio 2008

Caro, caro lettore, ora ti parlerò della condanna della mia professione. Quando un uomo lavora nel genere comico, la gente si aspetta che sia divertente in qualsiasi circostanza. Un violinista può lasciare a casa il violino, un pianista può dimenticarsi di portare la musica, ma un attore comico non ha scusanti. Se non è pazzamente divertente, viene considerato un tipo piuttosto noioso e deludente.
Basta che un clown vada a una festa e dimentichi il suo mestiere perché la gente dica: "Sì… non è male sotto le luci della ribalta, ma quando lo incontri di persona, non è una persona poco interessante? Suppongo che non sia un comico nato". E allora il poveretto sviluppa un complesso d’inferiorità con i fiocchi e comincia a strisciare nell’ombra per paura che un critico lo attacchi.

[Groucho Marx, "La mia povera moglie", articolo pubblicato in Collier’s il 20-12-1939]

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"Quello che sono è affar mio"

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