La guerra dei fiori rossi

Vergato da addì 18 aprile 2007

Visto ieri al cineforum, quindi se siete fortunati lo beccate in DVD (oppure… ;-))

Forse questo film mi ha definitivamente illuminato sul perché i bambini nei film americani siano per lo più insopportabili e mostruosi (vedere la serie di Piccola peste o Mamma ho perso l’aereo), mentre nella cinematografia orientale (vicina e lontana) recuperino la dimensione giocosa della recitazione ed appaiano spontanei, naturali, esilaranti, teneri o cattivi come sanno essere i bambini della nostra esperienza quotidiana (a tutte le latitudini).

Per dirla brutalmente: i bambini cinematografici americani sono dei nani, dei piccoli adulti. Anche i Peanuts lo erano, d’accordo, ma le loro nevrosi erano mediate dal linguaggio fumettistico, la strip consentiva al lettore il necessario distacco dalla realtà. Il senso di straniamento non era accompagnato, come nei film, da quel fastidio, dal disagio di vedere dei bambini (o ragazzini) in carne ed ossa, in situazioni pseudo-reali, scimmiottare goffamente il mondo adulto… avete presente la vertigine emetica (sic) che vi prende quando lo zapping approda casualmente su "Bravo Bravissimo?".

Ne La Guerra Dei Fiori Rossi, invece, il bambino fa il bambino; mima, mente, scopre, esplora, piange, si incattivisce, meraviglia, sogna, fugge, immagina, inventa… però con la camera sempre (non solo idealmente) alla sua altezza (persino l’inquadratura è sfocata, quando è in soggettiva).

Un plauso va al regista Zhang Yuan e a tutti i collaboratori, per come hanno saputo lasciare emergere il gioco attoriale in una decina almeno (quelli che hanno più "battute" nel film) tra i 40 bambini e bambine dell’asilo in cui è stata girata questa piccola perla orientale.

Info: istitutoluce.ittrovacinema.itmymovies.it

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"Quello che sono è affar mio"

Commenti

3 Commenti, Invero, a “La guerra dei fiori rossi”

  1. plmplm ha detto:

    Quando il bambino era bambino, se ne andava a braccia appese. Voleva che il ruscello fosse un fiume, il fiume un torrente, e questa pozza il mare.

    Quando il bambino era bambino, non sapeva d’essere un bambino. Per lui tutto aveva un’anima, e tutte le anime erano tutt’uno.

    Quando il bambino era bambino, su niente aveva un’opinione.

    Non aveva abitudini. Sedeva spesso a gambe incrociate, e di colpo sgusciava via.

    Aveva un vortice tra i capelli, e non faceva facce da fotografo.

    Quando il bambino era bambino, era l’epoca di queste domande:

    Perché io sono io, e perché non sei tu?

    Perché sono qui, e perché non sono lí?

    Quando é cominciato il tempo, e dove finisce lo spazio?

    La vita sotto il sole, é forse solo un sogno?

    Non é solo l’apparenza di un mondo davanti a un mondo, quello che vedo, sento e odoro?

    C’é veramente il male?

    E’ gente veramente cattiva?

    Come puó essere che io, che sono io, non c’ero prima di diventare?

    E che un giorno io, che sono io, non saró piú quello che sono?

    Quando il bambino era bambino, per nutrirsi gli bastavano pane e mela, ed é ancora cosí.

    Quando il bambino era bambino, le bacche gli cadevano in mano, come solo le bacche sanno cadere.

    Ed é ancora cosí.

    Le noci fresche gli raspavano la lingua, ed é ancora cosí.

    A ogni monte, sentiva nostalgia di una montagna ancora piú alta, e in ogni cittá, sentiva nostalgia di una cittá ancora piú grande.

    E questo, é ancora cosí.

    Sulla cima di un albero, prendeva le ciliegie tutto euforico, com’é ancora oggi.

    Aveva timore davanti ad ogni estraneo, e continua ad averne. Aspettava la prima neve, e continua ad aspettarla.

    Quando il bambino era bambino, lanciava contro l’albero un bastone, come fosse una lancia.

    E ancora continua a vibrare.

    “Lied Vom Kindsein” — Peter Handke.

  2. marassi ha detto:

    Io l’ho visto al cinema Astra, un paio di mesi fa.

    Mi è parso gradevole ma non eccezionale, in verità

  3. ppork ha detto:

    @ plmplm

    meno male che mo’ che ciai er blogghe non posterai più questi commenti monstre qua sopra… 😛

    @ marassi

    forse ci ho un desiderio di paternità represso… 😀

    beh, comunque a paragone con il bambinismo americano risalta, ma alla fine siamo usciti dal cinema soddisfatti e piacevolmente sorpresi (pensavamo: oddìo, la solita palla cinese lentissima), certo non in preda allo stupore da capolavoro…

Commenta, Orsu