Elogio della Pigrizia

Vergato da addì 23 luglio 2006

Doverosa premessa: sono un pigro, e questo potrebbe in effetti avere influenzato il ragionamento che segue.

La Pigrizia ha avuto spesso cattiva letteratura, a partire dalla stigmatizzazione della sua sorella perfida e altezzosa (l’Accidia) che ne fu fatta nel best-seller La Bibbia, tradotto in tutte le lingue conosciute (anche se pare meno di Pinocchio).

Più di recente, lo Spirito Calvinista del Capitalismo l’ha quasi sotterrata, deprecandola come il peccato più grave contro la mistica della Produzione (e quindi contro il Benessere, l’Accumulo, la Ricchezza e similari).

Ragionando, la Società dell’Informazione potrebbe alla fine fare giustizia di queste molto esagerate scudisciate contro la nostra amica Pigrizia.

L’Efficacia e il Risparmio (di Energia-Tempo-Risorse), infatti, rischia di diventare in poco tempo la nuova Religione, ma sinora il dibattito culturale è ancora a un livello accettabile di ragionevolezza, tale da consentire di riabilitare la figura del pigro, senza farne l’ultimo pseudo-eroe dello Spettacolo decadente.

Cosa cerca infatti il pigro per tutta la sua esistenza? Di lavorare il meno possibile, di sudare ancora meno, di ottenere il massimo risultato possibile con il mènomo sforzo… Parafrasando Paperon de’ Paperoni, "non è accidioso, è economo". Calcolatore, se si vuole. Di certo ingegnoso, come Paolino Paperino in cerca di sempre nuove scappatoie per schivare i lavori che il taccagno di cui sopra cerca di affibbiargli… o di portarli a termine con la minor fatica possibile.

Non è necessario scomodare Marx e il suo Elogio dell’Ozio (che si muoveva comunque in una prospettiva anticapitalistica): l’elogio della pigrizia è una semplice constatazione che deriva dalla direzione che il mondo occidentale capitalistico ha già intrapreso, quella del consumo – fino ad esaurimento – delle risorse scarse per sostenere il proprio tenore di vita, ed anzi innalzarlo generazione dopo generazione.

Per continuare in tale direzione – o almeno per rallentare l’inversione di marcia – non si hanno che due strade (entrambe percorribili in parallelo): la continua corsa alla scoperta scientifica e alla innovazione tecnologica e l’aumento di efficienza nell’utilizzo delle risorse scarse attualmente disponibili (tempo e sudore umano inclusi).

Per concludere, ecco dunque un suggerimento immediato per tutti i responsabili delle risorse umane  (come si chiamano adesso gli ex direttori del personale) di aziende pubbliche e private: assumete i pigri.

Anzi, approntate test psico-attitudinali orientati a scovare il potenziale di pigrizia insito nei vostri dipendenti e collaboratori, e date loro fiducia. Poi osservateli: vi ripagheranno con soluzioni sempre nuove per lavorare meno, a parità di produzione. Alcune di queste vi stupiranno, altre saranno inutili e inapplicabili all’organizzazione, ma in generale i pigri faranno fare un tale balzo in avanti alla produttività (e al PIL – soprattutto nel settore "macchine distributrici di caffè e snack") che i vostri capoccia non potranno che esserne rapiti.

Pigrizia, dunque, vo’ cercando…

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"Quello che sono è affar mio"

Commenti

2 Commenti, Invero, a “Elogio della Pigrizia”

  1. gisgis81 ha detto:

    Sì. Io non è che sia un perfetto esemplare di pigrizia… a volte vorrei esserlo: è così rilassante!

  2. ppork ha detto:

    ehi gis, non rilassarti troppo… essere pigri è un lavoro… 😉 [quack!]

    – paolino paperino

    PS

    la pigrizia applicata alla vacanza, invece, è l’ozio, che come tutti sanno è il padre dei vizi

    PS2

    mentre, come non tutti sanno, tempo fa feci una sconvolgente scoperta, spifferata da quel demonio di ppork su zibaldino… ;-P

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