Chiòve

Vergato da addì 15 ottobre 2007

Domenica 14 ottobre – Teatro Nuovo (Napoli)

Andare a vedere uno spettacolo teatrale senza avere la più pallida idea di cosa aspettarsi è un lusso che la frenesia, di questi tempi, obbliga a concedersi. Per una volta audace, ho avuto la fortuna benigna: l’opera di Pau Mirò, tradotta da Enrico Ianniello e messa in scena da Francesco Saponaro è una storia ben costruita, ben recitata e modernamente resa in diversi linguaggi e lingue.

La mia interpretazione diverge però sostanzialmente da quella che lo stesso regista italiano ne dà (vedere il sito http://www.teatriuniti.it/chiove/)…

Al libraio Davide non basta possedere il corpo mercenario di Lali. Egli vuole anche la sua anima e per farlo non esita a calpestare anche la memoria di sua moglie, già tradita mentre era moribonda. Si avventa sulla sua preda attaccandola sul versante più debole, quello culturale.

Non sorprende affatto che la giovane, ma già navigata, Lali vi caschi come una educanda alle prime armi; lei sa dissimulare un orgasmo a letto, ma è indifesa contro il mellifluo interesse per la sua intera persona, e non solo la parte situata in mezzo alle gambe.

Il patetico, meschino, incolto, rozzo, lercio, massificato Carlo fa da contraltare (fin anche nell’ultima posizione scenica, seduto pudicamente sul letto, mentre l’antagonista lo incalza dalla sedia che era stata la sua dimora) al sofisticato Davide, rivelatosi in effetti di una grettezza ributtante.

Carlo è incapace di mentire, non calcola, risponde al telefono quando non dovrebbe, non riesce a nascondere i suoi sentimenti per Lali (che pure sfrutta bellamente da oltre sette anni), la sua irragionevole gelosia, la frustrazione per l’impossibilità di competere sul piano culturale con il "cliente speciale", astuto spacciatore di sentimentalismo a buon mercato, persino più disonesto e puerile dei cartigli nei cioccolatini.

La chiusura è senza speranza, tragica e soffocante; Carlo accetta squallidamente il "contratto" offertogli dal mefistofelico libraio, "firmandolo" al posto della ignara Lali, che, credendo di aver trovato amore eterno e fratello maggiore in un colpo, si ritrova ancor più ingabbiata da due magliari dell’anima che vivranno, economicamente ed emotivamente, sulle sue spalle.

La cultura non libera l’anima, se viene servita su un piatto di falso argento.

Qualcosa sull'Autore

"Quello che sono è affar mio"

Commenti

10 Commenti, Invero, a “Chiòve”

  1. aeriko ha detto:

    O pagata con trenta denari d’argento.

    La recensione è imparziale?

  2. plmplm ha detto:

    e qui, invece, c’è il mio di commento a “Chiòve”:

    http://plmplm.splinder.com/post/14287247

    senza speranza. perchè le SPERANZE non esistono!

  3. guerny ha detto:

    ma il titolo “Chiòve” è per il finale?

  4. ppork ha detto:

    @aeriko

    l’imparzialità non esiste; e del resto non sono mica un critico 😉

    @plmplm

    già sai…

    [e ‘mparate, a mettere ‘nu fetente ‘e link, BiggheGimme! :-P]

    @guerny

    sai che non lo ricordo? mi sa che pioveva (fuori scena, è ovvio) nel finale, ma non ci giurerei: la rimbamba rimbomba!

  5. plmplm ha detto:

    “PIOVE A BARCELLONA” è il titolo originale… che in napoletano diventa “CHIòVE”…

    Lali va al fumerale della moglie di Davide, poi deve andare ad un “appuntamento”…

    Davide si reca a casa della ragazza e lì incontra Carlo… che preoccupato chiede se Davide sappia se Lali avesse con se l’ombrello, perchè stava piovendo…

    Davide OVVIAMENTE non se ne ricorda…

    E dalla “discarica” sortto il letto Carlo scova l’ombrello…

    Lali si bagnerà!

    E forse per lei quella pioggio che l’nfonn’ non è neppure spiacevole. Un bagno catartico, quasi a voler sugellare il lavacro del riscatto… E’ una persona “normale” invitata al funerale della moglie di davide, legge perfino al funerale, inizierà ANCHE un “nuovo” lavoro nella libreria di Davide…

    Già quella PIOGGIA ci voleva!!! L’avrebbe mondata dal suo passato, dal suo presente, lavate le macchie, la sporcizia…

    Ed INVECE quella PIOGGIA non fa altro che suggellare lo squallore! quello di sempre! quello che niente e nessuno può mai lavare e togliere di dosso!

  6. aeriko ha detto:

    L’imparzialità non esiste…

    Mmmm lo dici tu a quei 22 matti che corrono dietro ad una palla 3 volte la settimana, che l’uomo nero in campo non può essere imparziale, perché tu hai appena asserito un dogma? Ah, stai attento che mediamente (parlo della città in cui vivi) ci sono circa 80.000 altri folli che credono la stessa cosa, na rotta r’ossa nun ta leve nsciun

    Altra, questio i critici sono imparziali ?

    🙂

  7. plmplm ha detto:

    oFFiamente neppure i critici son imparziali!

    la “legge” qualunque essa sia e da chiunque sia stata scritta in qualunque paese e tempo… è IMPARZIALE!

    noi abbiamo le “leggi” infarcite da dogmi cattocristiani… per esempio… la nostra (meglio dire: NON mia! ;-P ) infarcisce le azioni: ad esempio?

    – la questio delle libertà sessuali

    – dell’aborto

    – dell’eutanasia

    – della lotta alle droghe

    solo AD ESEMPIO!

    🙂

    l’IMPARZIALITA’ si basa su leggi scritte… e quelle come si sa sono parziali, dipende da CHI le ha scritte!

    oppure da leggi “natrurali”… ma la “naturalità” deriva da imprinting e da condizioni socioeconomiche culturali… 🙂

    ergo l’IMPARZIALITA’ NON esiste!

  8. aeriko ha detto:

    Bene bene, mi piace sta cosa dell’imparzialità.

    Plmplm e Ppork asseriscono che l’imparzialità non esiste, in quanto frutto di leggi parziali perché scritte ed applicate da esseri umani parziali o che comunque hanno subito un “imprinting (na parola non anglofona no eh ? 🙂 ).

    Allora, chiedo, perché consciamente o inconsciamente si cerca di essere imparziali in tutto come ad esempio nelle amicizie, nelle relazioni umane, nel lavoro e bla bla ? perché il genere umano cerca, anela, grida di volere una cosa che, come asserite, non esiste ?

  9. plmplm ha detto:

    😐

    ma l’umanità, ovvero i SINGOLI vogliono il PROPRIO BENE!

    sennò i ricchi pagherebbero dipropria sponte le trasse proporzionalmente!

    sennò gli eserciti si autoscioglierebbero; la PACEnon è un bene “naturale”??? ;-P

    sennò non ci sarebbero le tifoserie calcistiche (quelle vere! quelle che inneggiano e sventolano SOLO i colori della squadra e non dicono: “Arbitro cornuto!”)

    sennò… etc etc etc

    ghghghgh

  10. ppork ha detto:

    @ aeriko #6

    i 22 folli e gli altri 80.000 che li seguono mi riescono, alternativamente, indifferenti, odiosi e teneri, con la loro ingenua credenza nel “calcio”, o, come direbbe Gianni Brera, “nella benevolenza di Eupalla”.

    l’arbitro non può essere imparziale, è un punto di vista che si muove per il campo… si può credere che non vi sia malafede, ma quello è un altro discorso…

    i critici sono persone che interpretano le opere dell’ingegno per mestiere, e quindi a volte si pongono il problema dell’esistenza o meno dell’imparzialità, o dell’equidistanza et similia… io sono solo un povero pirla, e quindi non mi pongo il problema; decido che non esiste, e buona lì. 🙂

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