Nathan Never scassa!

Vergato da addì 22 agosto 2011

Per qualche lettore meno smaliziato Nathan Never (la serie di fantascienza di Sergio Bonelli Editore) narra delle peripezie futuribili di un agente investigativo privato, a metà strada fra Tex e Blade Runner.

Naturalmente il genere fantascientifico è stato fin dalla sua nascita un modo per proporre la visione del mondo dell’autore, e dire la propria, in definitiva, sulle storture dell’epoca in cui vive.

A questa regola non sono sfuggiti, nel corso della ventennale pubblicazione dell’albo, gli autori che si sono alternati alla sceneggiatura. L’ultimo esempio è da rintracciare nel numero 243 (agosto 2011) in edicola (scritto da Bepi Vigna, disegnato da Germano Bonazzi).

[SPOILER – SPOILER – SPOILER – SPOILER -SPOILER – SPOILER]

Il pretesto (o contesto) è quanto di più classico: Guerra Dei Mondi (nel senso proprio del termine, con Marte che invade la Terra e tutto il resto) incontra Citizen Kane.

Il subtesto (insomma, nemmeno tanto sub) affiora prepotentemente in alcune frasi e dialoghi, come i due brani sotto riportati.

(conversazione fra Nathan e Olivia Olling, avvocato che difende l’Agenzia Alfa, trascinata in tribunale da una procuratrice al soldo di Kane, proprietario della Imperium)

Olivia Olling: C’è una cosa che non capisco… perché l’Alfa si è accanita tanto contro la Imperium?

Nathan Never: Non c’è nessun accanimento Olivia. La nostra è soltanto coerenza con uno dei principi che dovrebbero sempre uniformare [SIC] la nostra azione… il rispetto delle regole!

O.O.: Non importa quindi se dagli intrallazzi di Kane deriva un vantaggio alla città… se c’è un comportamento illecito, va accertato e va punito.

N.N.: Esatto. Non ha importanza quale motivazione spinge a violare le regole, il solo fatto che esse vengano calpestate crea un pericoloso precedente, dimostra che non esiste più uno stato di diritto.

O.O.: Se le leggi non sono adeguate si possono cambiare.

N.N.: Questo è lecito… Ma chi potrebbe mai accettare una legge che consenta di servirsi della corruzione e forse anche dell’omicidio per affermarsi?

O.O.: Non posso darti torto. Mi viene in mente un antico detto latino che recita… Fiat iustitia et ruat caelum

N.N.: “Sia fatta giustizia e crolli pure il cielo”.

(confronto tra Sigmund Baginov, mago informatico dell’Agenzia Alfa, e NN sui metodi usati per combattere il “nemico” Kane)

S.B.: L’importante è che abbia fermato Kane […] Sappiamo che è un bastardo corrotto e forse anche un assassino. E potremo dimostrarlo. Che vuoi di più?

NN: Voglio essere sicuro che abbiamo rispettato le regole.

SB: (urlando) Regole? Quali regole? Quelle nostre o quelle dei giudici che si fanno comprare e dei politici che elargiscono favori al miglior offerente?
Contro un sistema marcio non puoi giocare sempre pulito… […] E allora abbiamo usato le carte che avevamo da parte per i momenti difficili… Per quando non c’è altra scelta.

Leggendo la storia il quadro appare piuttosto chiaro: un palazzinaro senza scrupoli ammazza, ricatta, corrompe pur di aggiudicarsi l’appalto dei sogni, la ricostruzione dell’intera città. Emergono piccole irregolarità, ma i pochi onesti che puntano il dito sono sbertucciati pubblicamente (o messi a tacere definitivamente) e trattati come “freni allo sviluppo”, passatisti, retrogradi, fastidiosi grilli parlanti.

Il nostro eroe cerca di opporsi seguendo le regole, poco incline a compromessi machiavelliani. Parte dei suoi colleghi, e il suo capo, non sono d’accordo: quando il gioco si fa duro, i buoni devono picchiare ancora più duro. Il dilemma morale viene opportunamente lasciato in sospeso (irrompe l’azione e bisogna salvare la pelle, la filosofia a dopo, please).

Nessun diretto riferimento a cose/fatti/persone, ovviamente… ma è difficile non pensare alla storia di molte grandi città italiane di oggi e del recente passato, prima fra tutte la Milano del pre e post Tangentopoli (sede principale della casa editrice, fra l’altro).

In questa ottica il Nathan Never proposto da Vigna (uno dei creatori del personaggio) è l’uomo senza macchia, forse pieno di paure, ma retto e inflessibile, per il quale, usando le parole di Piercamillo Davigo, “è facile risolvere il conflitto tra politica e giustizia: basta smettere di rubare!”

Nathan Never ©Sergio Bonelli Editore

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"Quello che sono è affar mio"

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